Scarichi di cantina

LA FITODEPURAZIONE PUÒ ESSERE UNA VALIDA ALTERNATIVA ALLO STOCCAGGIO IN VASCA E ALLA SUCCESSIVA DISTRIBUZIONE IN VIGNETO DEGLI SCARICHI DI CANTINA.

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Phragmites Australis

Gli scarichi di cantina possono essere suddivisi in due tipologie: acque reflue di lavaggio dei pavimenti e acque di lavaggio delle attrezzature. Queste generalmente vengono accumulate in vasche di raccolta e periodicamente distribuite in campo secondo specifici piani di utilizzazione per l’integrazione degli elementi nutritivi alla vite. Tale pratica, di dubbio vantaggio agronomico in quanto apporta grandi quantità di acqua con ridotte concentrazioni di elementi utili, è molto diffusa tra i viticoltori ed è erroneamente considerata come unica modalità di gestione dei reflui liquidi prodotti dalla cantina.
La produzione dei reflui è discontinua nel corso dell’anno ed è caratterizzata da un picco produttivo, dall’inizio della vendemmia fino a fine inverno. Come valore di riferimento si può considerare una produzione di 3 litri di acqua reflua per litro di vino prodotto. Dal punto di vista chimico, si riscontrano bassi valori di pH, alti valori di COD (1000-45000 mg/ L) e BOD5 (300-4000 mg/L). La maggior parte del carico inquinante viene prodotta nelle prime fasi di lavaggio. Considerevoli sono anche gli apporti di metalli pesanti (rame in particolare).
Oltre che in termini di discontinuità di produzione del refluo, l’applicazione della fitodepurazione in ambito enologico deve essere esaminata valutando i seguenti aspetti: la presenza di materiali grossolani (bucce, vinaccioli ecc.) e di solidi sospesi nelle acque può creare intasamenti, compromettendo il funzionamento dell’impianto; i bassi valori di pH possono interagire con lo sviluppo della vegetazione e con i processi di abbattimento depurativo; le piante hanno una propria e differente capacità di resistere ai carichi inquinanti giornalieri e discontinui nel corso dell’anno; è necessaria un’alta efficienza depurativa nei confronti di sostanze chimiche di diversa natura; vi è l’esigenza di rendere le acque in uscita idonee allo scarico in acque superficiali, su suolo o per il riuso aziendale.
Con queste premesse, la fitodepurazione deve essere inserita in un sistema integrato di gestione dei reflui aziendali e va preceduta da un processo di grigliatura grossolana e fine e da uno stadio di sedimentazione.

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Scarico di cantine

Esempi applicativi e prestazioni

tabella-scarico-cantineTABELLA 1

In ambito nazionale e internazionale esistono già applicazioni delle tecniche di fitodepurazione per il trattamento dei reflui di cantina, che hanno evidenziato buone possibilità di sviluppo su larga scala anche nelle varie realtà viticole italiane (tabella 1). Il sistema integrato di depurazione dovrà essere costituito da un dispositivo di grigliatura, da una fase di sedimentazione dei solidi sospesi e da più stadi di fitodepurazione, eventualmente composti da sistemi differenti abbinando il flusso orizzontale a quello verticale. A tal proposito, si ricorda che le vasche a flusso orizzontale rimuovono efficacemente il BOD, ma presentano ridotta attitudine a ossidare l’azoto ammoniacale le; quelle a flusso verticale, egualmente efficaci nei confronti del BOD, hanno invece maggiore capacità ossidante e minore capacità riducente. Queste differenti attitudini, se adeguatamente combinate, possono offrire elevate prestazioni complessive del sistema, perché andranno a originare differenti condizioni ecologiche favorevoli allo sviluppo di una flora microbica eterogenea e in grado di rimuovere sostanze chimiche di diversa natura.

Realizzazione e costi

La realizzazione di un impianto di fitodepurazione è un’operazione alquanto semplice se si considerano gli elementi strutturali dei quali è composto. Tuttavia la progettazione, la realizzazione e la gestione richiedono competenze specifiche per evitare la spiacevole sorpresa di un funzionamento insoddisfacente (intasamenti, pendenze non rispettate ecc). Nella progettazione, si dovranno considerare le caratteristiche del refluo da depurare, che variano a seconda della gestione della cantina. In fase di realizzazione, particolare attenzione deve essere data alla messa in opera dei materiali, in quanto devono essere rispettate le pendenze del fondo vasca, dei tubi di ingresso e uscita del refluo, la granulometria del medium e la corretta messa a dimora delle piante. Va infine ricordato che, come tutti gli impianti di depurazione, anche quelli di fitodepurazione richiedono una periodica manutenzione per garantirne la funzionalità nel tempo. Quantificare con esattezza i costi di questa eco-tecnologia non è operazione semplice, perché variano, di caso in caso, a seconda degli obiettivi che si intende conseguire, della quantità e qualità dei reflui da trattare, delle superfici degli impianti, delle possibilità di reperire in loco i materiali necessari. In ogni caso, il costo di realizzazione di un impianto di medie dimensioni completo può variare da 100 a 250 euro per metro quadrato. Per la manutenzione, indicativamente, i costi variano da 4 a 6 euro per metro quadrato all’anno (gestione della vegetazione, controllo e ispezione dei pozzetti di collegamento tra le vasche). Costi differenti rispetto a questa indicazione sono poi legati alla disponibilità di manodopera aziendale, ai materiali impiegati, alle caratteristiche fisiche del sito in cui si trova l’attività e ad altri fattori ancora.

Flessibilità organizzativa e abbattimento dei costi

Per quanto detto, la fitodepurazione può trovare numerosi spazi di successo applicativo nelle aziende viticole, in quanto consente di sgravare dalla gestione aziendale la periodica e onerosa distribuzione in campo dei reflui idrici. Con un’oculata gestione di questi ultimi attraverso la fitodepurazione, l’azienda contribuisce inoltre a ridurre la quantità di elementi che originano inquinamento diffuso nel territorio. Ciò significa anche che il viticoltore non dovrà realizzare capienti vasche per lo stoccaggio invernale e cercare idonei terreni pianeggianti in concessione/affitto su cui smaltire le acque reflue. Inoltre, le acque depurate possono essere riutilizzate in azienda per il lavaggio di piazzali e macchinari o per l’irrigazione di aree verdi. La funzionalità del sistema è garantita sia nelle aree viticole del nord Italia sia in quelle del sud. In definitiva, la fitodepurazione si propone di migliorare le possibilità di gestione aziendale dei reflui, anche attraverso la riduzione dei volumi da distribuire, in modo da conseguire una maggiore flessibilità organizzativa interna all’azienda e l’abbattimento dei costi di smaltimento e/o trattamento chimico tradizionale del refluo.

 

Di Prof. Maurizio Borin e dott. Phd Davide Tocchetto