Affinamento di depuratori esistenti

Le acque in ITALIA

Secondo l’ISTAT all’inizio del secondo millennio l’Italia, con una popolazione di circa 57 milioni di abitanti e un carico inquinante totale di circa 140 milioni di abitanti equivalenti (AE), ha una capacità di depurazione “teorica” degli impianti di depurazione civile di circa 80 milioni di AE.
60 milioni di AE non vengono depurati, oppure i 140 milioni di AE vengo complessivamente trattati in maniera da depurare circa solo il 60% delle sostanze inquinanti presenti.
In entrambi i casi lo scenario non è dei migliori.
Corsi d’acqua si trovano quindi “popolati” quasi esclusivamente dal flusso che esce da depuratori mal funzionanti, vetusti, sottodimensionati.

La stragrande maggioranza degli inquinamenti delle acque – in Italia come in altri paesi – è dovuta allo scarico di sostanza organica e di nutrienti (azoto e fosforo): si tratta di sostanze non sono non pericolose, ma addirittura essenziali per la vita, che però in quantità elevate provocano inquinamento.

Il ruolo dell’agricoltura

In Italia i prelievi idrici per l’irrigazione nel settore agricolo è stata di 20 miliardi di mc nel 1999 (fonte IRSA-CNR). Assieme al prelievo civile, industriale e per la produzione di energia sommano 40 miliardi di mc prelevati annualmente a fronte di una disponibilità annua di 52 miliardi di mc di risorse idriche.
Quindi la situazione sembra in ordine. Preleviamo meno di quanto disponibile. Le frequenti condizioni di “emergenza idrica” però ci dicono il contrario. Un primo problema si concentra sul fatto che la domanda si concentra nei mesi estivi. La domanda irrigua agricola infatti va da aprile a ottobre. A partire da giugno però, cresce anche la domanda per usi civili, irrigazione di orti e giardini privati, e per sopportare l’aumento di presenze turistiche.
Si deve poi considerare che se da un punto matematico teorico le quantità sono compatibili, non lo sono affatto da un punto di vista di circolazione in fiumi, laghi e falde sotterranee. In altre parole, la stima delle risorse utilizzabili non tiene conto della necessità di mantenere una “circolazione idrica naturale”: nelle stagioni critiche, le portate dei nostri fiumi e falde tendono ad essere quasi completamente sfruttate e non rimane un deflusso naturale sufficiente, non solo per mantenere vivo l’ecosistema – nel caso di corsi d’acqua – ma nemmeno a diluire gli inquinanti che, seppur trattati dai depuratori, è necessario scaricare.
Riutilizzare quindi in agricoltura le acque depurate a valle di depuratori è una condizione necessaria se vogliamo in qualche modo iniziare a salvaguardare noi stessi, le nostre famiglie, la terra, l’agricoltura e tutte le filiere ad essa collegate.

RIUTILIZZO DELLE ACQUE DEPURATE

Allo stato attuale delle conoscenze il riutilizzo delle acque depurate è una pratica che deve essere implementata a valle degli impianti di trattamento soprattutto in situazioni di limitata disponibilità idrica e per usi alimentari indiretti.
Le tecnologie di affinamento adottabili a valle dei trattamenti tradizionali sono in grado oggi di offrire acque di qualità idonee all’irrigazione di aree agricole o del verde urbano, o per qualsiasi altro uso civile (lavaggio auto, lavaggio strade, ecc) irrigazione di orti e giardini privati.

I trattamenti primari e secondari adottati nei depuratori tradizionali abbattono la maggior parte degli inquinanti (BOD, COD, solidi sospesi, fosforo, ecc.). Tuttavia, in un numero crescente di casi, questo livello di depurazione non viene garantito ed è insufficiente a proteggere i corpi idrici recettori dall’inquinamento o per fornire acque idonee al riuso.
Ulteriori fasi di trattamento (es. trattamento terziario) possono essere adottate per abbattere il carico organico ed azotato o per la rimozione dei metalli pesanti e produrre in definitiva acque idonee al riuso.

La soluzione che a livello internazionale sta riscuotendo maggiore interesse, visti gli studi e le ricerche che ne supportano l’adozione, è la fitodepurazione.
L’utilizzo di piante per la depurazione delle acque è una pratica antica, adottata ed aggiornata secondo i moderni canoni ingegneristici e di processo per la depurazione dei reflui tal quali o per l’affinamento di acque pre-trattate.

La fitodepurazione è quindi una delle strade che possono essere intraprese per l’affinamento a basso costo delle acque reflue la cui destinazione finale possa essere lo scarico ma anche e soprattutto il riuso.
Un impianto di fitodepurazione bilancia da solo ampiamente la quantità di CO2 necessaria alla produzione dei materiali base con la quantità di CO2 risparmiata grazie alla superficie piantumata necessaria al suo funzionamento.

BIOMASSA: ogni sostanza organi prodotta dalla fotosintesi clorofilliana; utilizzando l’energia luminosa prodotta dal sole, dall’acqua, i sali minerali presenti nel terreno, l’anidride carbonica (CO2) presente nell’atmosfera, le piante verdi sono in grado di produrre nuova sostanza organica, liberando ossigeno (O2) nell’atmosfera. (Lorenzo Grandi)

Phragmites Australis: Coltura erbacea poliennale

Un altro vantaggio dato dall’adozione di questa tecnica depurativa sta anche nella tipologia impiantistica stessa. Questa consiste nella creazione di nuove aree verdi, magari in zone svantaggiate o da recuperare dal punto di vista estetico.

Il fattore limitante da superare per il riutilizzo è il quasi annullamento della carica batterica presente richiesto dalla normativa vigente.
Da 1.800.000 unità/litro di partenza, attraverso il trattamento e l’affinamento delle acque, si sono raggiunte le 1000 unità/litro. Vi è comunque la necessità di ridurre ulteriormente questo parametro con sistemi di clorazione o altre tecnologie.
Detto parametro di abbattimento, contenuto sulla legge per il riutilizzo delle acque depurate, richiesto in maniera così limitante solo in Italia, è già stato frutto di innumerevoli interventi da parte di addetti ai lavori ed è invero il principale motivo per cui si riusa pochissima acqua in Italia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2006 ha definito in 1.000 coli fecali per l’irrigazione di ortaggi interrati purchè venga rispettato uun die off di almeno 48 ore prima della raccolta ed il lavaggio. Ha anche definito in 100.000 coli fecali per l’irrigazione di ortaggi a pianta bassa e alta purchè venga rispettato uun die off di almeno 48 ore prima della raccolta ed il lavaggio.

Un impianto di trattamento acque reflue per 50.000 abitanti produce quotidianamente circa 80.000 m3 di acque depurate. Una tale quantità di acqua può essere utilizzata in una stagione vegetativa per irrigare circa 2 ettari di mais in Pianura Padana.

Si può quindi immaginare quali possano essere i vantaggi economici della fornitura (facendo pagare anche solo 0,10 €/mc), oltre che ambientali, permettendo di coltivare terreni aridi e generare ulteriori alti redditi in territori dove sussistono problemi di approvvigionamento idrico.

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